Connect with us

Console

The Evil Within 2 – Recensione Ps4

Pubblicato

il

Descrivere The Evil Within 2 in poche parole non è una semplice impresa. Il gioco è davvero molto ben strutturato, tanto nel gameplay quanto nella storia.

Un titolo longevo, in grado di trasmettere al giocatore un vortice di emozioni che spaziano dalla rabbia, alla tristezza, passando per gioia e, soprattutto, paura. Il tutto contornato da una buona varietà di nemici, boss carismatici ed elementi RPG.

Andiamo a scoprire nel dettaglio cosa rende The Evil Within 2 così particolare.

 

Discesa nell’inferno

In The Evil Within 2 torneremo a vestire i panni di Sebastian Castellanos. L’uomo è visibilmente distrutto sia dall’esperienza vissuta al Beacon, sia dalla perdite della figlia avvenuta nell’incendio della propria casa. Uno dei tanti fardelli, questo, che il nostro protagonista si porta dietro, affrontandolo nei peggiori dei modi, ovvero attraverso l’alcool.

La sua vita verrà però di nuovo messa sotto sopra con l’incontro di Kidman, uno dei personaggi presenti nel primo episodio che lavora per la Mobius. Quest’organizzazione, con degli obiettivi non proprio etici, ha perso il controllo dello STEM, un macchinario in grado di collegare le menti di più persone. Sebastian è una delle poche persone ad essere entrato nello STEM ed esserne uscito senza essere diventato pazzo. E’ per questo che la Mobius vuole che il nostro protagonista vada a risolvere la situazione. Riluttante all’inizio, tutto cambia quando Castellanos viene a conoscenza che sua figlia è ancora viva, intrappolata all’interno del macchinario.

Inizierà così un’avventura che ci porterà a combattere mostri spaventosi, mentre il collasso di Union sembra inarrestabile. Come se non bastasse, ci saranno anche delle persone pronte a fermarci con ogni mezzo necessario. Questi sono stati  creati in maniera incredibile: carismatici, tosti, apparentemente invincibili. Tutte caratteristiche capaci di rendere la storia ancora più ricca e coinvolgente.

Ma come si sviluppa la trama? Beh, essa si prende il suo tempo. Contando le missioni secondarie, insieme a quelle principali, il titolo vi terrà impegnati per circa 20 ore. In questo lasso temporale, The Evil Within ci stupirà con tutta una serie di colpi di scena, momenti memorabili, mentre si prende nel contempo spazio da dedicare ai personaggi secondari. Scopriremo così cosa porta una determinata persona ad aiutarci, oppure ad ucciderci, con un background non sempre prevedibile.

Dove il titolo riesce a splendere è nel trattare Sebastian. Egli inizia come un uomo distrutto, il quale si incolpa di diversi fatti accaduti nel corso della sua vita. Un passato che lo perseguita, senza lasciarlo in pace un minimo secondo. Ma, senza spoilerarvi la storia, nel corso dell’avventura Sebastian verrà costretto ad affrontare le proprie paure. Non solo: l’incontro con gli svariati personaggi presenti lo porteranno a dubitare dei suoi fardelli, denotandone una crescita non solo da un punto di vista videoludico, ma anche del personaggio. Un aspetto, questo, che in pochissimi giochi riescono a trattare in maniera efficace.

 

Fuoco contro fuoco

Il gameplay di The Evil Within 2 fonde elementi provenienti da vari generi differenti: TPS, GdR, stealth. Questo è possibile grazie alla presenza di livelli lineari e non, i quali permettono di essere affrontati in svariati modi.

Abbiamo quindi un sistema di progressione che ci permette di migliorare le nostre abilità:

  • Salute;
  • Atletica;
  • Recupero;
  • Furtività;
  • Combattimento.

Queste migliorie possono consistere nell’aumentare la nostra resistenza, la quantità di salute, di ridurre il rinculo delle armi e così via. Per farlo, dovremo utilizzare il gel verde, una sostanza che è possibile prendere dai nemici caduti, oppure in giro per la mappa. Spetterà a noi decidere se dedicarci di più ad una sezione rispetto che a un’altra in base al nostro stile di gioco.

Allo stesso modo, anche le armi possono essere potenziate. Analogamente a quanto succede con il personaggio, anche qui potremo per esempio aumentare la potenza di fuoco, il caricatore, la gittata di determinate armi, ecc. Abbiamo una buona varietà:

  • Pistole;
  • Fucili a pompa;
  • Fucili di precisione;
  • Fucili di assalto.

Le munizioni presenti sulla mappa non sono molte. E’ qui, però, che entra in gioco il craftin. Possiamo infatti creare i proiettili utilizzando determinati oggetti. In questo modo potremo essere sicuri di avere sempre a nostra disposizione almeno un colpo in canna. Questa particolarità gioca un ruolo importante, perché spinge il giocatore a cercare in ogni angolo rifornimenti utili alla nostra sopravvivenza. Una sopravvivenza che viene messa a dura prova dai nemici.

I mostri presenti nel gioco sono di vari tipi. Abbiamo così nemici più resistenti rispetto ad altri, così come quelli più veloci ed in grado di eludere la nostra mira. Potremo decidere se eliminarli in maniera silenziosa, attirandoli in determinati punti e sfruttando l’ambiente a nostro favore, oppure se affrontarli ad armi spianate. Attenzione però, perché non basterà un colpo solo ad abbatterli ed anche nel caso in cui decidessimo di farli fuori silenziosamente, alcuni potrebbero resistere alle nostre coltellate.

Se però i combattimenti con i nemici normali risultano impegnativi, richiedendo al giocatore di pensare ad una strategia, quelli con i boss ci hanno lasciato con pareri discordanti. Questo perché non pretendono dall’utente chissà quale strategia, ma semplicemente richiedono di premere il grilletto e sparare. E’ un vero peccato perché se da un lato i boss sono stati rappresentati in maniera notevole, dall’altro falliscono dove dovrebbero invece splendere ancor di più.

 

Attenti agli occhi

La grafica di The Evil Within risulta molto ben curata.

Il livello di dettaglio è ottimo, con texture di alta qualità sia per quanto riguarda i personaggi che l’ambiente circostante. Luci ed ombre sono molto importanti in un gioco del genere, e l’attenzione posta in questo seguito non è da meno.

Questa versione modificata dell’id Tech riesce a muovere diversi oggetti in maniera molto fluida. I movimenti dei personaggi sono stati realizzati con cura, con l’unica pecca costituita dalle espressioni facciali fuori cutscene, che spesso risultano legnose. Allo stesso modo, gli fps si mantengono stabili. C’è stato solo un punto in cui abbiamo notato un calo drastico della fluidità. Un avvenimento piuttosto inspiegabile, visto che la situazione in cui ci trovavamo non era per niente concitata.

Discreta, invece, l’interazione con l’ambiente, con solo qualche elemento distruttibile come casse di legno e barili di benzina.

 

Un ritorno trionfale

The Evil Within 2 riesce a migliorare e a superare i difetti del predecessore, regalando un’esperienza piena di sorprese.

Un articolato sistema di progressione e crafting riesce a tenere sempre impegnato il giocatore. Le mappe aperte permettono inoltre di intraprendere missioni secondarie fornite da personaggi che incontreremo. Se portate a termine, verremo ricompensati con bonus ed altri rifornimenti.

E’ un vero peccato, però, che le boss fight risultino sottotono. Una componente sfruttata solo in parte, che sarebbe potuta diventare, invece, uno dei pilastri del gioco. Nonostante questo, le sfide che dovremo affrontare rimangono impegnative.

The Evil Within 2 è un gioco che ci sentiamo di consigliare agli amanti dell’horror e a chi è alla ricerca di un buon titolo singleplayer.

 

 

In Evidenza